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Sintesi

On. Guido Possa
Vice Ministro all’Istruzione, Università e Ricerca

Dr. PierCarlo Cavenaghi
Consigliere Delegato del Gruppo SAPIO

Dr. Narciso Salvo
Direttore Centrale Rapporti Istituzionali Federchimica  


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Vice Ministro all’Istruzione, Università e Ricerca

L’Italia ha una struttura fatta di piccole e medie imprese che non hanno la possibilità e i mezzi per fare ricerca. Le Università, invece, sono piene di ricercatori che svolgono il loro lavoro con dedizione.
Il Governo si sta impegnando per destinare cospicue risorse in questo campo, anche per fare in modo che i due soggetti in causa possano incontrarsi e far nascere dalla loro collaborazione nuovo sviluppo per il Paese. La previsione è quella di arrivare, entro fine legislatura, a investire nella ricerca scientifica il 2 per cento del PIL (contro l’1,2% di oggi). Un obiettivo che dovrà per forza avvalersi del contributo dei privati che, con l’attuale 0,4% di investimento dimostrano di crederci ancora troppo poco.
Per incentivare gli investimenti nella ricerca occorre abbandonare la logica delle risorse destinate a pioggia, accompagnate da banali incentivi, ma promuovere la competitività e catalizzare gli interessi dell’industria.
Investire nella ricerca, nella collaborazione tra mondo pubblico e settore delle imprese le priorità da perseguire quindi nel futuro, per dare continuità a progetti efficienti ed efficaci per lo sviluppo italiano.




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Consigliere Delegato del Gruppo SAPIO

L’occasione della giornata conclusiva del Premio Sapio per la Ricerca Italiana è stata colta come opportunità per approfondire le tematiche di una differente e innovativa modalità di collaborazione tra l’ambito pubblico e quello privato.
Gli schemi logici che hanno caratterizzato la crescita industriale del nostro paese si sono via via modificati, portando a sviluppare, da un lato, competenze nuove e dall’altro ad evidenziare esigenze nuove. Si rende quindi necessario ripensare l’interazione tra pubblico e privato, chiedendo al pubblico di creare nuove condizioni di sviluppo, con norme snelle, semplici, lineari e più efficaci, liberando il mercato da costrizioni, limitazioni e controlli non più in grado di garantire la libera competizione né il corretto controllo etico e sociale.
D’altro canto, al settore privato sia industriale che dei servizi si richiede di assumere un ruolo più “allargato”, assumendosi alcune responsabilità e compiti, tradizionalmente assegnati alla pubblica Amministrazione.
Si delinea il profilo nuovo di azienda etica non più solamente impegnata alla propria crescita ma direttamente impegnata nei processi di sviluppo compatibile e di crescita sociale ed ambientale. Il settore della ricerca scientifica rappresenta, forse, uno degli ambiti dove tali esigenze si stanno evidenziando in tutte le loro caratteristiche, con una poliedricità che spesso impedisce di identificare una soluzione di rapida applicazione.
Non è più pensabile che la Ricerca si sviluppi tra due poli, “arroccati” su culture e consuetudini distanti e spesso incapaci di dialogare.
L’università, la scuola, il mondo della ricerca scientifica devono integrarsi con il tessuto produttivo, cercando di abbattere confini culturali e schemi operativi. Analogamente l’ambito privato non può più aspettare che la ricerca generi le conduzioni per lo sviluppo e l’innovazione tecnologica.

Questi concetti sono spesso enunciati e trovano sempre più soggetti che si dichiarano concordi con essi: la realtà, però, ci indica che è necessario percorrere ancora tanta strada ed abbattere barriere culturali e schemi precostituiti.
Noi riteniamo che lo sforzo più importante lo debba fare proprio l’industria, che deve assumere un ruolo etico e che deve interpretare, tra le proprie responsabilità, anche quello dello sviluppo ambientale e sociale, compatibile con le esigenze del nostro pianeta e le sacrosante aspettative di qualità della vita delle generazioni future.
A questo riguardo mi piace ricordare il libro verde presentato dalla Commissione Europea nel luglio 2001, dal titolo emblematico “Promuovere un quadro Europeo per la responsabilità sociale delle imprese”.
Con questo libro verde, seguito da un libro bianco, la UE si propone “di divenire l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, capace di una crescita sostenibile con un miglioramento quanti-qualitativo dell’occupazione e di una maggiore coesione sociale”.
Questo messaggio mi sembra sia proprio al centro del dibattito che stima stiamo sviluppando e può rappresentare una linea guida per il futuro.
Giova altresì ricordare che questo appello è stato raccolto anche dalle istituzioni finanziarie (fondi etici) che fanno ricorso sempre più a criteri sociali per valutare il rischio del prestito nei confronti delle imprese. E’ altrettanto chiaro che le imprese devono fare la loro parte con comunicazioni trasparenti ed efficaci verso gli stakeholders.
Emerge quindi che un’impresa socialmente credibile potrà aumentare le proprie variabili competitive sotto diversi profili: politica di marchio, finanziaria, comunicazione ed immagine, risorse umane, ecc.
Ad esempio la nostra iniziativa di sostenere Dynamic Air, che ha lo scopo di superare le barriere culturali (a partire dall’handicap per arrivare alla terza età, con pubblicazioni scientifiche sotto la responsabilità di un comitato scientifico), ha trovato ampi consensi prima di tutto al nostro interno rafforzando l’entusiasmo ed il senso di appartenenza oltre a favorire dibattiti che hanno arricchito tutti i partecipanti.
Il Gruppo SAPIO ha sposato da tempo questa filosofia ed il Premio Sapio per la Ricerca Italiana è semplicemente uno dei tanti esempi.
Nato per il supporto della ricerca nel settore della Risonanza Magnetica, ha allargato il proprio punto di vista, abbracciando ambiti di ricerca “lontani” fra loro e senza più alcun collegamento diretto o indiretto con il core business del Gruppo.
Il premio persegue l’obiettivo di integrare i Saperi, favorendo la diffusione delle conoscenze ed offrendo l’opportunità a studiosi e ricercatori di promuovere e divulgare il loro lavoro a livello nazionale.
L’organizzazione di giornate di studio, su temi differenti ma di grande interesse scientifico e sociale, permette di definire quelle zone di interregno tra ricerca pubblica e mondo privato, dove confrontarsi e dove liberare le menti per dar vita a nuove idee e sviluppare iniziative, soprattutto interdisciplinari.
In tutto questo l’azienda etica ha la grande responsabilità di garantire le condizioni perché ciò possa avvenire e deve partecipare direttamente con l’espressione delle proprie esigenze, non solo in termini di “prodotto finale” ma soprattutto in termini culturali.
Noi riteniamo che gli ambiziosi e sacrosanti obiettivi di crescita tecnologica che il consesso nazionale si pose siano perseguibili solo se un modello di relazione simile può trovare applicazione nella quotidianità, permettendo al ricercatore, al professore di vivere la vita aziendale e viceversa l’uomo di azienda di lavorare direttamente nel tessuto della ricerca, senza che tutto ciò crei traumi o distonie operative o, peggio, dispersione di energie e risorse.
Per fare ciò crediamo che occorra avviare a cura dell’Amministrazione Pubblica un sistema, una procedura, che istituzionalizzi incontri e dibattiti, prendendo come spunto proprio il citato libro verde della UE capace di fornire linee guida anche se su basi volontaristiche in grado di fare da traino per avvicinare le culture del mondo accademico con quelle dell’industria.
Perché no un marketing che dia appeal al nostro mondo accademico, creando quel ponte necessario tra istituzioni, università e industria.
La sfida è grande ed il nostro Gruppo ne è pienamente consapevole. Riteniamo però che le grandi sfide si possano vincere proprio con la volontà di combatterle quotidianamente, nelle attività che normalmente ognuno di noi è chiamato a svolgere. Il Gruppo SAPIO ha colto questa sfida e vuole partecipare attivamente al raggiungimento di un grande futuro per il nostro paese.




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Direttore Centrale Rapporti Istituzionali Federchimica  

Premessa. La chimica è un settore strategico, trasversale rispetto agli altri comparti produttivi. E un settore industriale profondamente basato sulla ricerca e sull’innovazione.
La situazione della ricerca e innovazione in Italia. Si pensa che in Italia si faccia poca ricerca: pochi investimenti, pochi ricercatori, pochi brevetti, piccole quote di mercato nel settore high-tech. Bisogna fare delle considerazioni:
dal 1995, in Italia, così come nei principali paesi europei, è in corso una ripresa degli investimenti privati in ricerca e sviluppo;
il modello di ricerca italiano prevede più soluzioni: alcune sfruttate di più, altre di meno;
l’origine di questo modello si radica in un mancato sviluppo, dagli anni ’70 ad oggi, di condizioni ideali per fare una ricerca, di una efficace politica di selezione e valorizzazione delle eccellenze pubbliche e private.
A tutto ciò si aggiunga la riduzione della flessibilità dei fattori di produzione, lavoro e finanza, oltre all’aumento del costo del lavoro che ha comportato ulteriori vincoli allo sviluppo di attività produttive basate sulla ricerca.
Il panorama internazionale della spesa in Ricerca e sviluppo indica una situazione non favorevole per l’Italia. Nel periodo dal 1990 al 1997, l’Italia ha speso l’1,1% in R&S sul PIL, ultima in graduatoria dopo Svezia (3,8), Giappone (2,9), Finlandia (2,7), USA (2,6), Germania (2,3), Francia (2,2), Gran Bretagna (1,8). Nel biennio 96-96 l’Italia ha speso l’1,12% sul PIL contro un 2,92% del Giappone, un 2,64 degli USA, 2,39 della Germania.
Quali sono i passi indispensabili?
Costruire a livello nazionale un sistema di produzione basato sulla ricerca, coinvolgendo tutti i soggetti;
Verificare il PNR e supportare le buone intenzioni del Governo, espresse nelle Linee guida per la politica scientifica e tecnologica;
Monitorare gli effetti sulle politiche della Ricerca e dell’Innovazione del processo federalista avviato con la riforma istituzionale;
Creare le condizioni per elevare il rendimento degli investimenti in ricerca;
Intensificare i rapporti tra la ricerca pubblica ed il sistema delle imprese.
Le attività dell’Industria e di Federchimica
La Commissione Ricerca e Innovazione di Confindustria
Il CIRC, la società di servizi alla PMI costituita insieme alle Camere di Commercio di Milano e Torino e ad Assolombarda, sostiene le imprese nella gestione delle opportunità esterne di sostegno (tipo Fondo Ricerca Applicata) attraverso meccanismi come “il club delle tecnologie”, i “cluster event”, i “consorzi di filiera”
Il collegamento dei temi di ricerca con le problematiche contingenti di interesse comunitario (es. Libro Bianco)
L’osservatorio dell’industria chimica all’interno del Ministero delle Attività Produttive: promozione degli spin off attraverso vari strumenti, informazione e comunicazione (es. giornate per l’innovazione).



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